Com’è fatto un seme

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Com’è fatto un seme? Alla scoperta di un organismo sofisticato
Dal seme nasce la vita!
Dietro la sua apparente immobilità si nasconde un organismo estremamente sofisticato e organizzato, capace di resistere a condizioni ambientali a volte difficilissime, di disperdersi con ingegno nell’ambiente fino a trovare un fertile angolino e di sprigionare un’energia incredibile durante la germinazione. Ma com’è fatto un seme?

Dal punto di vista morfologico e anatomico, un seme si compone di tre parti fondamentali:

1) L’embrione
2) Il tessuto di riserva
3) Gli organi di protezione esterna

L’embrione si forma a seguito del processo di fecondazione tra parti maschili e femminili delle piante. Esso rappresenta una piccola pianta in miniatura all’interno del seme, si compone quindi di una radichetta, un piccolo fusto e le prime minuscole foglioline (cotiledoni).

Il tessuto di riserva, (endosperma o albume) è quella parte del seme deputata all’accumulo di sostanze di riserva. La piantina se ne avvale nelle primissime fasi di sviluppo, finché non è in grado di fotosintetizzare e quindi di procurarsi da sola il nutrimento. Da essa dipendono le sorti della nuova piantina, è talmente importante da rappresentare quasi l’80 % del volume del seme stesso. La maggior parte dei semi (semi albuminosi) destina all’endosperma la funzione di stoccaggio energetico (zucchina, melone, frumento, orzo, mais, ecc..), ce ne sono però molti altri che non hanno differenziato un tessuto apposito. Per questi (semi exalbuminosi) la funzione di riserva viene assunta quasi esclusivamente dai cotiledoni dell’embrione, che, ingrossati, vanno ad invadere la cavità interna del seme stesso. Questa tipologia di semi è tipica delle piante appartenenti alla famiglia delle leguminose (fagiolo, pisello, cece, soia, ecc.).
Nei semi non si trovano sempre le stesse sostanze di riserva, il contenuto nutritivo può variare anche sensibilmente tra specie e specie. Questa è un’altra caratteristica distintiva dei semi, importante per i risvolti dietetici e per i diversi usi che se ne possono fare.

Gli organi di protezione esterna (tegumenti esterni) sono i tessuti che racchiudono il seme e hanno la funzione di preservarlo dall’azione degli agenti esterni. Essi sono costituiti da uno o più strati protettivi esterni che possono essere spessi e costituiti da sostanze fibrose (come nel caso dei cereali), o molto sottili e quasi impercettibili (ad esempio nei legumi). Il seme usa i tegumenti in modo molto ingegnoso, anche per mantenersi vitale a lungo. Gli strati fibrosi esterni dei semi dei cereali, ad esempio, impediscono all’acqua e alle sostanze gassose (es. ossigeno) di penetrare all’interno prima che l’embrione sia sviluppato completamente e quindi pronto ad originare la nuova piantina.

Fin qui, la teoria. Adesso a te la pratica: osserva bene i semi, com’è fatto il loro tegumento, cerca l’embrione, scopri se c’è il tessuto di riserva o se in realtà sono foglie modificate, prendi la lente di ingrandimento e studia, magari con i bambini…

Fonte: http://www.growtheplanet.com/

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